Acconto IMU 2026: scadenza 16 giugno, chi deve pagare e chi è esente
Il 16 giugno 2026 scade il termine per versare l'acconto IMU. Sono interessati i proprietari di seconde case, immobili commerciali, terreni e tutti gli immobili diversi dall'abitazione principale. Chi non paga in tempo rischia sanzioni e interessi. Ecco chi è tenuto a pagare, chi è esente e dove rivolgersi per non sbagliare.
Chi deve pagare l'acconto IMU
L'IMU (Imposta Municipale Propria) si paga su quasi tutti gli immobili, con alcune eccezioni importanti. L'acconto da versare entro il 16 giugno è pari al 50% dell'imposta annua, calcolato sulle aliquote dell'anno precedente. Sono tenuti al versamento:
- i proprietari di seconde case (appartamenti, ville, case al mare o in montagna non utilizzate come abitazione principale)
- i titolari di immobili commerciali (negozi, uffici, capannoni, laboratori)
- i proprietari di terreni agricoli e aree edificabili
- chi possiede pertinenze non collegate all'abitazione principale (garage, cantine, soffitte)
Chi è esente: la prima casa non si paga (con alcune eccezioni)
L'abitazione principale — cioè l'immobile in cui il proprietario risiede anagraficamente e vive abitualmente — è esente dall'IMU. Questa esenzione si applica automaticamente e riguarda la grande maggioranza delle case di residenza.
Fanno eccezione le abitazioni considerate “di lusso” secondo la classificazione catastale: le categorie A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio). Per questi immobili l'IMU è dovuta anche se utilizzati come prima casa, con un'aliquota ridotta del 5‰ e una detrazione fissa di 200 euro.
Da segnalare anche una novità rilevante introdotta dal Decreto MEF del 6 novembre 2025: per le seconde case non locate, cioè non affittate e tenute a disposizione, i Comuni possono applicare una riduzione dell'imposta fino al 50%. L'agevolazione non è automatica: conviene verificare le delibere del proprio Comune per sapere se è stata adottata.
Dove e come si versa: il modello F24
Il pagamento avviene tramite modello F24, utilizzando i codici tributo specifici per ciascuna tipologia di immobile. Il versamento può essere effettuato:
- online, tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate o il proprio istituto bancario
- presso sportelli bancari, uffici postali o ricevitorie autorizzate
È importante compilare correttamente il modello F24 indicando il codice Comune (codice catastale) del Comune dove si trova l'immobile, non quello di residenza del proprietario. Un errore nella compilazione può generare irregolarità anche in caso di pagamento regolarmente effettuato.
Il CAAF CGIL ti aiuta a calcolare l'IMU e compilare l'F24
Calcolare l'IMU non è sempre semplice: le aliquote cambiano da Comune a Comune, le categorie catastali determinano coefficienti diversi e le novità normative del 2025-2026 hanno introdotto nuove variabili da considerare. Un errore di calcolo può portare a un versamento insufficiente, con conseguenti sanzioni.
Gli operatori del CAAF CGIL Quadrato Rosso sono a tua disposizione per:
- verificare la rendita catastale e calcolare l'importo corretto dell'acconto
- controllare le aliquote deliberate dal tuo Comune
- compilare il modello F24 in modo corretto
- verificare eventuali esenzioni o riduzioni a cui hai diritto
Prenota un appuntamento presso l'ufficio CAAF CGIL Quadrato Rosso più vicino a te: Trova il tuo ufficio.
Detrazioni 730 2026 per i figli: scuola, sport e università
Con il 730/2026, le famiglie con figli fiscalmente a carico possono recuperare parte delle spese sostenute nel 2025 per la scuola, l'università e le attività sportive. C'è anche una novità rispetto all'anno scorso: il limite massimo detraibile per le spese scolastiche è stato innalzato da 800 a 1.000 euro per alunno, con un rimborso potenziale che sale da 152 a 190 euro a figlio. Non tutte queste spese, però, compaiono automaticamente nel precompilato: vale la pena verificare con attenzione la propria documentazione prima di inviare la dichiarazione.
Spese scolastiche: il limite sale a 1.000 euro per alunno
È la principale novità per il 730/2026 rispetto all'anno precedente. La detrazione IRPEF del 19% sulle spese scolastiche si applica ora fino a un massimo di 1.000 euro per figlio (erano 800 euro nel 730/2025), con un rimborso massimo che passa da 152 a 190 euro per alunno. Il limite vale per ogni figlio: con due figli a scuola, la spesa potenzialmente detraibile sale a 2.000 euro.
Le spese riguardano la frequenza di istituti del sistema nazionale di istruzione:
- scuole dell'infanzia;
- scuole primarie;
- scuole secondarie di primo e secondo grado.
Rientrano nel tetto dei 1.000 euro anche molti costi collegati alla vita scolastica:
- mensa scolastica;
- trasporto scolastico;
- servizi di pre e post scuola;
- assistenza al pasto;
- gite scolastiche;
- assicurazione scolastica;
- corsi deliberati dalla scuola (lingue, teatro, attività di ampliamento dell'offerta formativa).
Rientrano inoltre i contributi scolastici e le spese per servizi integrativi, quando rispettano i requisiti previsti dalla normativa vigente.
Le spese universitarie: regole diverse rispetto alla scuola
Per i figli che frequentano l'università le regole cambiano. Per le università statali, la detrazione del 19% si applica sull'intera spesa sostenuta, senza un limite massimo. Per le università non statali, invece, il tetto di detraibilità è stabilito ogni anno dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) e varia in base all'area disciplinare e alla regione in cui ha sede l'ateneo.
In entrambi i casi è necessario conservare la documentazione delle spese pagate e rispettare l'obbligo di pagamento tracciabile.
La detrazione per le spese sportive dei figli
Le famiglie possono detrarre anche le spese per l'attività sportiva dilettantistica dei figli di età compresa tra i 5 e i 18 anni. La detrazione del 19% si applica su un importo massimo di 210 euro per ciascun figlio e riguarda iscrizioni e abbonamenti a:
- associazioni sportive;
- palestre;
- piscine;
- altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica dilettantistica.
La detrazione spetta per intero a chi ha un reddito complessivo fino a 120.000 euro; si riduce progressivamente per redditi superiori e si azzera a 240.000 euro.
Attenzione: non tutto è già nel 730 precompilato
Il 730 precompilato raccoglie molti dati trasmessi all'Agenzia delle Entrate da scuole, università, farmacie, banche e altri soggetti. Non sempre, però, tutte le spese detraibili sono già presenti.
Questo accade spesso per i costi collegati alla scuola: mensa, trasporto scolastico, pre e post scuola sono frequentemente gestiti da Comuni, enti locali o soggetti esterni. I dati potrebbero non essere stati trasmessi o potrebbero non risultare nella precompilata. L'Agenzia delle Entrate chiarisce che, se queste spese non compaiono ma rispettano i requisiti, il contribuente può inserirle autonomamente nella dichiarazione.
Per questo è importante raccogliere tutta la documentazione: ricevute, attestazioni di pagamento, bollettini, ricevute PagoPA, estratti conto e certificazioni rilasciate da scuole, Comuni, università, associazioni sportive o altri enti.
Pagamenti tracciabili: un requisito indispensabile
Per beneficiare della detrazione, le spese devono essere state pagate con strumenti tracciabili: bonifico, carta di credito o debito, bancomat, bollettino postale, PagoPA o altri metodi che consentano di documentare la transazione. La sola ricevuta cartacea, senza prova del pagamento tracciabile, potrebbe non essere sufficiente.
Il CAAF CGIL Quadrato Rosso ti aiuta a verificare cosa puoi recuperare
Ogni situazione familiare è diversa: numero di figli, tipologia di spese, reddito complessivo e documentazione disponibile possono influire in modo significativo sull'importo recuperabile. Prima di inviare il 730, è utile controllare con attenzione le spese sostenute e verificare se sono già presenti nella precompilata o se devono essere integrate.
Il CAAF CGIL Quadrato Rosso è a tua disposizione per assisterti nella compilazione del modello 730/2026, controllare la documentazione in tuo possesso e aiutarti a beneficiare di tutte le detrazioni a cui hai diritto.
Prenota il tuo appuntamento presso la sede CAAF CGIL Quadrato Rosso più vicina a te.
CU 2026, attenzione agli errori: come verificare prima di presentare il 730
In queste settimane sono emerse criticità su circa 2 milioni di Certificazioni Uniche 2026 emesse dall'INPS. Un errore nella compilazione della casella 718 ha escluso alcune indennità dal calcolo del taglio del cuneo fiscale, con il rischio che lavoratrici e lavoratori perdano un beneficio a cui hanno pieno diritto — fino a 960 euro. L'INPS ha corretto le certificazioni, ma chi ha scaricato la CU prima del 31 marzo 2026 potrebbe avere ancora in mano quella sbagliata. Per coloro che si rivolgono al CAAF CGIL per la presentazione del modello 730/2026, gli operatori, previa apposita delega, verificano la Certificazione Unica presente nella banca dati INPS prima della compilazione della dichiarazione, per evitare errori e perdita di somme spettanti.
COSA STA SUCCEDENDO CON LE CU 2026
Il problema è emerso durante le verifiche dei CAF sui documenti fiscali. In numerose Certificazioni Uniche 2026 — quelle che attestano i redditi percepiti nel 2025 — l'INPS ha inserito alla casella 718 il codice 2. Questo codice esclude le somme indicate nella CU dal calcolo del nuovo taglio del cuneo fiscale, privando di fatto chi ha percepito indennità sostitutive del reddito di un beneficio a cui avrebbe pieno diritto.
Le anomalie non riguardano però solo le CU emesse dall'INPS. Il CAAF CGIL ha verificato che anche altri sostituti d'imposta hanno compilato in modo errato i nuovi campi della Certificazione Unica 2026 relativi alle misure di sostegno al reddito introdotte dalla Legge di Bilancio 2025. Questo significa che il problema può riguardare una platea più ampia di lavoratrici e lavoratori, non solo chi ha ricevuto prestazioni INPS.
È quindi fondamentale verificare attentamente la propria CU prima di presentare la dichiarazione dei redditi, indipendentemente da chi l'ha emessa.
QUALI INDENNITÀ E PRESTAZIONI SONO COINVOLTE
Le prime anomalie hanno riguardato le Certificazioni Uniche emesse dall'INPS, in particolare per chi nel 2025 ha percepito:
- NASpI (indennità di disoccupazione)
- disoccupazione agricola
- trattamenti di integrazione salariale (CIGO, CIGS e assegni di integrazione salariale)
- indennità di mobilità in deroga
- indennità di maternità
- indennità di malattia
- prestazioni legate a TBC e post-tubercolare
Il monitoraggio ha poi evidenziato errori analoghi in CU emesse da altri sostituti d'imposta, relativi alla gestione delle nuove misure di sostegno al reddito previste dalla Legge di Bilancio 2025. Non si può quindi escludere che la propria CU presenti anomalie anche in assenza di prestazioni INPS.
INPS HA CORRETTO LE CU: COSA SIGNIFICA PER TE
L'INPS ha comunicato che le Certificazioni Uniche aggiornate sono disponibili dal 31 marzo 2026 e che i dati corretti sono confluiti automaticamente nella dichiarazione precompilata, accessibile dall'Agenzia delle Entrate dal 30 aprile.
Chi ha scaricato la propria CU prima del 31 marzo 2026 potrebbe quindi avere ancora in mano la versione errata. In quel caso è necessario riscaricare il documento dal portale INPS (myINPS). Il CAAF, accedendo direttamente alla banca dati INPS con apposita delega, può verificare la versione aggiornata in sede di elaborazione del 730.
Per le CU emesse da altri sostituti d'imposta, invece, la correzione non è automatica: in caso di errore accertato, può essere necessario richiedere direttamente al sostituto la rettifica e l'emissione di una nuova CU corretta.
PERCHÉ UNA CU ERRATA PUÒ CREARE PROBLEMI NEL 730
Il modello 730 viene costruito anche sulla base dei dati presenti nella Certificazione Unica. Se la CU riporta errori nei campi relativi alle misure di sostegno al reddito o al cuneo fiscale, anche la dichiarazione precompilata può contenere informazioni incomplete o non aggiornate.
Il rischio più diretto è la perdita del taglio del cuneo fiscale: il beneficio vale fino a 960 euro annui per chi rientra nelle soglie di reddito previste. Un codice sbagliato nella CU può impedire che venga riconosciuto o ridurne l'importo calcolato.
In alcuni casi, la struttura del modello 730 non consente di recuperare direttamente in dichiarazione le somme non riconosciute a causa dell'errore nella CU. Per questo è fondamentale verificare prima dell'invio, non dopo.
COSA FARE PRIMA DI PRESENTARE IL 730 2026
Che tu abbia ricevuto indennità INPS o che la tua CU provenga da un altro sostituto d'imposta, ecco i passaggi consigliati:
- Recupera tutte le Certificazioni Uniche 2026 ricevute: quella del datore di lavoro, dell'INPS e di qualsiasi altro ente che nel 2025 ha erogato redditi, indennità o prestazioni.
- Se hai scaricato la CU INPS prima del 31 marzo 2026, riscaricala dal portale myINPS per assicurarti di avere la versione corretta.
- Controlla la casella 718: se riporta il codice 2 in presenza di indennità sostitutive del reddito, la CU potrebbe essere errata.
- Porta tutta la documentazione a un operatore del CAAF prima di procedere con il 730.
- Non inviare il 730 se hai dubbi sulla correttezza della tua Certificazione Unica.
In caso di anomalia confermata su una CU emessa da un sostituto diverso da INPS, può essere necessario richiedere al sostituto d'imposta la rettifica e l'emissione di una nuova CU corretta prima di procedere con la dichiarazione.
COME IL CAAF CGIL PUÒ AIUTARTI
Chi si rivolge al CAAF CGIL per il modello 730 non consegna semplicemente i documenti: la documentazione fiscale viene esaminata dagli operatori in sede di elaborazione della dichiarazione. Grazie all'accesso diretto alla banca dati INPS — previa apposita delega — è possibile verificare la versione aggiornata della CU, intercettare errori di codice, dati mancanti o situazioni che richiedono un approfondimento prima dell'invio.
Il controllo è particolarmente importante nel 2026, sia per le criticità emerse sulle CU INPS sia per le anomalie rilevate su certificazioni emesse da altri sostituti d'imposta, legate alla gestione delle nuove misure di sostegno al reddito della Legge di Bilancio 2025.
Per il controllo della CU e la compilazione del 730 è utile portare:
- tutte le Certificazioni Uniche 2026 ricevute (comprese eventuali versioni rettificate o sostitutive)
- documenti relativi a NASpI, cassa integrazione, malattia, maternità o altre indennità percepite
- documento di identità e codice fiscale
- dichiarazione dei redditi dell'anno precedente, se disponibile
- spese detraibili e deducibili da inserire nel 730
Il modello 730/2026 va presentato entro il 30 settembre 2026, ma in presenza di dubbi sulla CU conviene muoversi prima: c'è il tempo per controllare i dati, verificare se la certificazione è quella aggiornata e, se necessario, richiedere la rettifica al sostituto d'imposta.
Devi fare il 730 2026? Rivolgiti alla rete dei CAAF CGIL Quadrato Rosso: gli operatori verificheranno la tua Certificazione Unica e ti aiuteranno a presentare correttamente la dichiarazione dei redditi. Trova la sede più vicina a te.
730 2026: troppi documenti? Non devi gestirli da solo
Ricevute, certificazioni, spese sanitarie, mutuo, assicurazioni. Quando arriva il momento del 730, il problema non sono solo i numeri, ma la quantità di documenti da mettere insieme. Il rischio più comune non è fare un errore di calcolo, ma non sapere cosa serve davvero.
Con CAAF CGIL Quadrato Rosso puoi affrontare tutto questo con più tranquillità.
La rete dei CAAF CGIL, attiva in 8 regioni, lavora in modo coordinato per offrirti un supporto più organizzato e continuo nei territori.
I nostri operatori ti aiutano a:
-
capire quali documenti portare;
-
organizzare correttamente le spese detraibili e deducibili;
-
verificare eventuali errori o omissioni;
-
presentare il 730 in modo corretto e sicuro.
L’obiettivo è ridurre il carico di gestione, evitare errori e darti un quadro chiaro della tua situazione fiscale.
Affidarsi al CAAF CGIL significa avere un riferimento che ti accompagna in ogni fase, dalla raccolta dei documenti fino all’invio della dichiarazione.
Prenota il tuo appuntamento per il 730 2026
Puoi già fissare un appuntamento presso la sede CAAF CGIL più vicina.
La dichiarazione può essere presentata entro il 30 settembre 2026, ma organizzarsi per tempo significa affrontarla con maggiore serenità.
Nuovo indicatore ISEE 2026
L’INPS, il 12 gennaio scorso, ha pubblicato il Messaggio n. 102, con il quale fornisce indicazioni in merito al nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, introdotto dall’articolo 1, comma 208, della legge del 30/12/2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026).
L’articolo 1, comma 208, della Legge di Bilancio 2026 introduce un nuovo indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione.
Si tratta di un indicatore che ha un ambito di applicazione circoscritto, che non sostituisce l’ISEE ordinario ma si affianca ad esso esclusivamente per alcune prestazioni erogate dall’INPS.
Il nuovo ISEE sarà pertanto applicabile solo alle seguenti prestazioni:
- Assegno di Inclusione (ADI);
- Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL);
- Assegno Unico e Universale per i figli a carico (AUU);
- Bonus asilo nido e forme di supporto presso la propria abitazione;
- Bonus nuovi nati.
Per tutte le altre prestazioni sociali agevolate, nazionali o locali, continuerà invece ad applicarsi il calcolo dell’ISEE secondo le modalità ordinarie, senza alcuna incidenza delle nuove soglie patrimoniali o delle maggiorazioni sulla scala di equivalenza previste dalla manovra:
- Franchigia relativa alla casa di abitazione:
è fissata a 91.500 euro, fatta eccezione per i nuclei familiari la cui casa è ubicata nel Comune capoluogo di una delle Città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino e Venezia) per i quali la franchigia è fissata a 120.000 euro.
Inoltre, la franchigia viene incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo.
- Maggiorazioni della scala di equivalenza:
è rideterminata per i nuclei familiari con figli nei seguenti valori:
- 0,10 in caso di nuclei familiari con due figli;
- 0,25 in caso di nuclei familiari con tre figli;
- 0,40 in caso di nuclei familiari con quattro figli;
- 0,55 in caso di nuclei familiari con almeno cinque figli
L’Istituto ha avviato le attività di modifica delle procedure per calcolare l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione per le DSU presentate a decorrere dal 1° gennaio 2026, tuttavia ricorda che per l’AUU, l’importo mensile spettante per le mensilità di gennaio e febbraio 2026 è calcolato con riferimento all’ISEE in corso di validità al 31 dicembre 2025, così come previsto dalla normativa di riferimento.
Successivamente, con Messaggio n. 213 del 22 gennaio 2026 l’Inps ha comunicato che il “Portale unico ISEE” è stato implementato, temporaneamente, con una nuova funzionalità per consultare il valore dell’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, già disponibile.
A seguito dell’approvazione del nuovo modello di attestazione ISEE da effettuare con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, l’Istituto aggiornerà automaticamente l’attestazione ISEE di tutte le DSU presentate a decorrere dal 1° gennaio 2026 con il valore dell’ISEE per prestazioni familiari e per l’inclusione.
Per l’ISEE 2026, vieni al CAAF CGIL
Dal 7 gennaio 2026 gli uffici CAAF CGIL avvieranno la campagna per la compilazione dell’Isee 2026.
Aggiornare l’Isee ogni anno è importante per non perdere opportunità: bonus e agevolazioni cambiano spesso modalità e requisiti, e alcuni benefici vengono riconosciuti automaticamente sulla base dell’Isee valido, senza necessità di una domanda specifica.
Un esempio ne sono i Bonus Tari, Luce, Acqua e Gas, attivati solo se l’indicatore è aggiornato.
L’Isee 2026 ha validità per tutto l’anno e permette di accedere a numerosi benefici, tra cui:
- servizi e rette per l’infanzia
- servizi per anziani
- borse di studio e agevolazioni per studenti
- sconti per libri e materiale scolastico
- bonus e agevolazioni per luce e gas
- Assegno Unico e Assegno di Inclusione (ADI)
Modalità di prenotazione e gestione degli appuntamenti possono variare da un territorio all’altro. Contatta l’ufficio CAAF CGIL a te più vicino per avere maggiori informazioni e fissare l’appuntamento
Nuovo Bonus Mamme 2025
Con la circolare n. 139 del 28 ottobre 2025, l’INPS ha illustrato modalità e requisiti per accedere al “Nuovo Bonus Mamme”, introdotto dall’art. 6 del decreto-legge n. 95/2025, convertito con modificazioni nella legge n. 118/2025. Il bonus consiste in un contributo integrativo al reddito destinato alle lavoratrici madri con almeno due figli, ad esclusione delle lavoratrici domestiche, per l’anno 2025.
Importo del contributo
40 euro mensili per ogni mese di effettiva attività lavorativa svolta nel corso del 2025.
Il pagamento sarà effettuato in un’unica soluzione nel mese di dicembre 2025 (o entro febbraio 2026 per le domande non ancora liquidate).
Requisiti per accedere al Bonus Mamme 2025
Possono beneficiare dell’agevolazione le lavoratrici che:
- sono madri di almeno due figli;
- non svolgono attività di lavoro domestico;
- possiedono un reddito da lavoro annuo non superiore a 40.000 euro;
- non beneficiano già dell’esonero contributivo IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) previsto dalla Legge di Bilancio 2024 per le madri con tre o più figli titolari di contratto a tempo indeterminato.
Scadenze e modalità di domanda per ricevere il Bonus Mamme 2025
Le lavoratrici aventi diritto devono presentare domanda all’INPS:
- entro il 9 dicembre 2025, tramite accesso diretto al portale INPS o con il supporto del Patronato INCA;
- se i requisiti vengono maturati successivamente, entro il 31 gennaio 2026, purché siano posseduti entro il 31 dicembre 2025.
Per tutti i dettagli operativi e le istruzioni complete, si raccomanda di consultare la circolare INPS n. 139/2025 allegata.
Attenzione ai tentativi di truffa tramite SMS
Il CAAF CGIL Quadrato Rosso informa che in questi giorni in regioni, è in corso un nuovo tentativo di truffa ai danni dei cittadini tramite l’invio di messaggi SMS che recitano: “Si prega di contattare con urgenza i nostri uffici CAF Centro Assistenza Formativa al numero 89342206 per comunicazioni che la riguardano”.
Si tratta di un messaggio fraudolento: si invita a non rispondere e a non contattare il numero indicato.
Si ricorda che i CAAF CGIL non utilizzano mai numeri a pagamento e che eventuali comunicazioni ufficiali avvengono solo tramite i canali istituzionali e i numeri di telefono delle singole sedi territoriali.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento si invitano gli utenti a contattare il proprio ufficio CAAF CGIL di riferimento utilizzando esclusivamente i numeri ufficiali riportati sui siti regionali.
Legge di Bilancio: taglio del 10% ai compensi per i CAF
Nella Legge di Bilancio è previsto un taglio del 9,959% ai compensi riconosciuti ai Centri di assistenza fiscale per la gestione dei modelli 730. Si tratta di oltre 21 milioni di euro in meno, una riduzione che inciderà in modo significativo sulla capacità dei CAF di garantire servizi efficienti e accessibili.
Un taglio che pesa sui servizi
Il taglio ai compensi per il 730 si applica anche retroattivamente alla campagna fiscale già conclusa, con effetti immediati sui bilanci dei CAF, che operano in convenzione con lo Stato per assistere milioni di contribuenti ogni anno. La riduzione dei fondi rischia di minare la capacità dei centri di mantenere gli attuali standard di qualità, con possibili ripercussioni sui tempi di lavorazione e sull’accesso ai servizi, soprattutto per le persone più fragili.
I CAF non svolgono soltanto funzioni fiscali: rappresentano un presidio sociale di prossimità, supportando cittadini, famiglie, anziani e lavoratori nell’orientamento alle agevolazioni e nella gestione di un sistema fiscale sempre più complesso e digitalizzato. Ridurre le risorse significa indebolire questa rete proprio nel momento in cui cresce la richiesta di assistenza.
Inoltre, i CAF restano tenuti a garantire elevati livelli di affidabilità: l’apposizione del visto di conformità comporta responsabilità nei confronti dei cittadini e dell’Agenzia delle Entrate, con obblighi assicurativi e sanzioni in caso di irregolarità. A fronte di maggiori complessità e responsabilità, la riduzione dei compensi rischia di spostare il costo dei servizi direttamente sui cittadini a partire dal 2026.
Una manovra che rischia di ridurre i diritti
Il combinato disposto tra taglio dei fondi e nuove complessità procedurali rende più fragile il sistema di assistenza fiscale che sostiene milioni di persone ogni anno. Senza un adeguato riconoscimento economico e organizzativo, il rischio concreto è la riduzione dei servizi e un accesso più difficile per chi ha maggior bisogno di tutela.
Bonus Tari 2026
Dal 2026 sarà attivo il nuovo Bonus sociale rifiuti, anche detto Bonus TARI 2026, introdotto da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). L’agevolazione prevede uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti (TARI) per i nuclei familiari in difficoltà economica, in aggiunta ai bonus già esistenti per luce, gas e acqua.
Attenzione: il bonus entrerà in vigore nel 2026, ma verrà calcolato esclusivamente sull’ISEE presentato nel 2025 (entro il 31 dicembre 2025).
REQUISITI PER ACCEDERE AL BONUS TARI 2026
Il bonus è riconosciuto automaticamente alle famiglie che:
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hanno un ISEE fino a 9.530 €, oppure
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hanno un ISEE fino a 20.000 € se con almeno 4 figli a carico.
REQUISITI AGGIUNTIVI PER ACCEDERE AL BONUS TARI 2026
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l’utenza TARI deve essere domestica (abitazione principale) e intestata a uno dei componenti del nucleo familiare;
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il nucleo familiare deve aver presentato all’INPS la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l’ISEE;
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il gestore può verificare la regolarità dei pagamenti TARI pregressi e trattenere il bonus a compensazione di eventuali morosità.
IMPORTO DEL BONUS TARI 2026
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Riduzione del 25% sulla TARI o sulla tariffa corrispettiva dovuta.
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Se il gestore locale non è accreditato al sistema nazionale (SGAte), l’agevolazione sarà riconosciuta tramite bonifico domiciliato (presso Poste Italiane), calcolato come il 25% della spesa media nazionale per il servizio rifiuti.
COME OTTENERE IL BONUS TARI 2026
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Non serve fare domanda: il riconoscimento è automatico.
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L’INPS trasmette i dati ISEE ai sistemi nazionali (SII e SGAte), che li incrociano con le utenze TARI.
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Il bonus sarà applicato direttamente sulla bolletta TARI o erogato tramite bonifico domiciliato, senza ulteriori adempimenti per il cittadino.
TEMPISTICHE PER OTTENERE IL BONUS TARI 2026
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Il bonus entrerà in vigore dal 2026.
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Nel 2026 sarà applicato lo sconto sulla TARI relativa al 2025, sulla base dell’ISEE presentato nel corso del 2025.
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I gestori applicheranno la riduzione entro il 30 giugno 2026 sulla prima rata utile della TARI.
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Nei casi di erogazione tramite bonifico, i primi pagamenti saranno disponibili da ottobre 2026.
COME VERIFICARE IL BONUS TARI 2026
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La bolletta TARI conterrà una dicitura specifica con l’indicazione del bonus riconosciuto e l’importo dello sconto.
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I Comuni e i gestori TARI pubblicheranno le informazioni sui propri siti web.
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È attivo lo Sportello per il Consumatore Energia e Ambiente (ARERA) per chiarimenti, reclami e assistenza.
Per presentare la DSU e ottenere l’ISEE rivolgiti all’ufficio territoriale di CAAF CGIL a te più vicino.









